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Le caratteristiche del Bambù Gigante

person Pubblicato da: Alibambu' list In: Il Bambu' Sopra: comment Commento: 0 favorite Colpire: 169

Le caratteristiche del Bambù Gigante

Il bambù gigante si sta rivelando una coltura innovativa e dalle mille risorse, nonché dai mille usi. Il bambù gigante viene infatti coltivato sia per la produzione di legno che per la produzione di germogli commestibili.

Il legname prodotto è ignifugo, idrorepellente e molto pregiato: viene utilizzato per la creazione di parquet, arredi, elementi edilizi, ma anche filati, pellet e carbone. Il legno di bambù ha una durezza e una resistenza migliore di molti altri legni, inoltre il ciclo di produzione è molto più rapido delle classiche essenze da legno: il bambù infatti viene raccolto ogni anno.

germogli, anch’essi raccolti ogni anno, possono arrivare fino al peso di 1 kg e stanno conquistando le cucine di tutto il mondo con il loro sapore delicato che ricorda il carciofo per il gusto che per le caratteristiche nutrizionali.

Il bambù è una Graminacea gigante sempreverde, con un ciclo vitale di 80-100 anni con una sola fioritura a fine ciclo.

È una pianta in grado di vivere tra i -25°C e i +45°C e può raggiungere i 14-25 metri di altezza, mentre i culmi arrivano a un diametro di 8-15 cm. Inoltre è una pianta C4 (come il mais) ed ha un LAI altissimo grazie alla capacità di tutto il fusto verde di fotosintetizzare: questo permette al bambù una crescita molto rapida.

Il bambù può essere coltivato pressoché ovunque, anche se predilige terreni subacidi-neutri e con una buona dotazione idrica.

L’impianto di bambù diventa una vera e propria foresta dopo pochi anni. La messa a dimora avviene partendo da piante in vaso di 3 litri con concimazione lenta, su base di torba.

L’impianto deve essere irrigato e concimato nel primo e nel secondo anno. Al secondo anno inizia uno sviluppo esponenziale dell’apparato radicale che permetterà l’espansione del bambuseto nell’interfila con lo sviluppo dei rizomi e dei getti.

Nei primi anni è molto importante la gestione dell’irrigazione, della concimazione e del controllo delle malerbe; ma a maturità del bambuseto (dopo 4-5 anni) queste pratiche non saranno più essenziali. Infatti il rinnovo delle foglie consentirà di ottenere una vera e propria pacciamatura e concimazione naturale, mentre la crescita rapidissima del bambù non permetterà lo sviluppo di infestanti all’interno del bambuseto.

Questa caratteristica “infestante” del bambù non crea però problemi all’esterno del bambuseto, se opportunamente gestito: intorno al campo è necessario predisporre un fosso profondo e largo 1 m per consentire il contenimento ottimale delle piante.

Analizzando l’esempio della resa di un bambuseto di 1 ettaro ben concimato e gestito dal punto di vista idrico per 4 anni, si otterranno al quinto anno 40-60 t legno in autunno e 6-8 t germoglio in primavera tutti gli anni, per almeno 60 anni.

Nel 2018 i primi impianti di bambù messi a dimora nel 2014 inizieranno ad ottenere importanti produzioni.

È da sottolineare l’espansione recente dei mercati bio, vegetariani in cui i prodotti derivati dai germogli di bambù potranno avere sicuro e remunerativo sbocco. Infatti l’attuale volume di affari del mercato mondiale di germogli di bambù si aggira intorno ai 27 miliardi di $ (per import ed export).

 

Gli ettari di bambuseti in Italia sono destinati ad aumentare in modo sostanziale anche per le compensazioni delle emissioni tramite i “carbon credit”: i bambuseti sono in grado di fissare 5-20 t di carbonio contro le 2-3 t fissate da un bosco ceduo.

Gli agricoltori hanno ora una nuova alternativa innovativa ed ecologica in cui investire e ricavare reddito

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